Dopo aver affrontato nella puntata precedente passato remoto, presente e passato prossimo… prosegue la passeggiata di Poesia Non a bordo della… “macchina dei tempi”.
Ogni verbo al posto giusto, ogni forma verbale nasconde significati e, soprattutto quali e perché.
Perché i verbi son stati così spesso “spostati” a fine riga, dagli albori al metà Novecento? Perché tanta carenza di futuri? E i “che”? E il genitivo sassone? Da Alceo a Gozzano, da Ovidio a Quasimodo. Tante domande… e altrettante risposte, come al solito, infarcite di poesia e di… “non”.
Buon ascolto!
PS: ribadiamo anche qui sul blog l’invito a scriverci, inviarci le vostre poesie, i vostri scritti e, udite udite!, anche le vostre “letture”. Inviateci i vostri MP3 e vi ascolterete (o farete ascoltare…) su Radio Imago.
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