Dopo la scomparsa dei grandi Balanchine, Robbins e Tetley si chiude un altro importante capitolo della storia della danza: il coreografo e ballerino Maurice Bejart si è spento a Losanna all’età di 80 anni.
Il suo amore per la danza è stato fino all’ultimo molto forte. L’aggravarsi delle sue condizioni di salute non gli ha infatti impedito di continuare a curare l’allestimento della sua creazione, “Il giro del mondo in 80 giorni”, che debutterà nel teatro della città elvetica il prossimo dicembre.
Figlio del filosofo Berger - cambiò il cognome in omaggio alla famiglia che lo adottò – ha sempre affiancato ai suoi studi liceali e universitari quelli di danza, debuttando all’Opera di Parigi già all’età di 14 anni.
Bejart ha dato un nuovo vigore alla figura maschile, pretendendo dai suoi ballerini una perfetta tecnica accademica e una grande capacità di adattarsi alle correnti neoclassiche. Ricco di inventiva, fece clamore per le coreografie della “Sagra della primavera” e di “Bolero”, dando un tocco sensuale e fisico alla danza, e ancor più per aver apertamente dichiarato di odiare i tutù, il balletto e i fondali di cartapesta.
Sempre in movimento e pieno di idee Bejart ha fondato nel 1970 a Bruxelles la Scuola Mudra, per offrire corsi di danza a giovani talenti. Nel 1992, con l’intento di fornire in un biennio una formazione completa di ballerino, trasferì l’accademia a Losanna, prendendo il nome di Atelier Rudra.
Mito della danza contemporanea, Bejart si definisce un uomo di spettacolo totale attratto dai gesti e dalle parole, dalle scene e dalle musiche, prendendo spunto da qualsiasi forma d’arte.
Foto: www.voltairenet.org
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