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Ci lascia Enrico Job
In ricordo di un grande scenografo che ha segnato il teatro e il cinema con le sue creazioni.


E’ morto ieri sera all’età di 74 anni a Roma lo scenografo di cinema e teatro, nonché scrittore Enrico Job, marito della regista Lina Werthmuller, storico collaboratore di Luca Ronconi,Luca de Filippo e amico di Vittorio Gassman che lo definiva : “un architetto drammaturgico, un vero costruttore di scene”.
Noi vogliamo ricordarlo così :Enrico è cresciuto a Napoli ed è proprio l’atmosfera e la cultura napoletana che lo formano, tanto da confessare di portare sempre con sé ,un cornetto d’argento ricevuto in regalo.Dopo un periodo dedicato alla pittura, approda alla scenografia e ai costumi teatrali e cinematografici ed è proprio in questo “mondo” che lui lascerà il segno. Inventivo,creativo,geniale, le sue scene rimandano sempre a qualcos’altro,si rivolgono all’idea di sogno,d’inconscio,d’instabilità esistenziale,sospensione nei confronti della realtà,tranne nella scenografia di "Giovanna D’arco", dove per la prima volta i materiali della scena vengono usati fini a sé stessi,con la funzione di  riprodurre un luogo, un ambiente, senza pretendere di rivelare altro da sé. Uomo eclettico,ha dato un apporto inconfondibile e innovativo nel campo scenografico, basti citare il suo lavoro nella  "Medea" di Euripide di Mario Missiroli, dove la fuga di Medea verso il cielo, sulla biga guidata dai cavalli dorati, dona allo spettacolo un momento mistico e  solenne .Oppure in "Questi Fantasmi" di Armando Pugliese in cui costruisce uno stanzone d’ingresso che scivola trasversalmente su un piano inclinato fino a superare il proscenio, debordando in platea con due balconi affiancati, rivelando un labirinto di stanze dietro di sé,creando una specie di isola, di luogo stregato, una fusione di eleganza,sobrietà,versatilità e fantasia.Le sue due ultime scenografie sono ancora in tourneè,quella per “La vedova scaltra” di Goldoni, realizzata per la moglie e quella per “Le voci di dentro” di Eduardo de Filippo per lo spettacolo di Francesco Rosi.
A noi piace pensarlo, così…ancora in tourneè.


Marta Borzi

(05/03/2008)

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