Teatro i di Milano
9-10 febbraio 2010
ore 21.00
DUX IN SCATOLA
autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito
uno spettacolo di e con Daniele Timpano
Spettacolo finalista del "Premio Scenario" 2005.
Nella nostra bella Italia,
tra le due guerre,
fioriva in Italia
uno statista meraviglioso:
Benito Mussolini.
Facciamo uno sforzo d’immaginazione collettiva:
fate conto che sia io.
Morto.
Un attore - solo in scena con l’unica compagnia di un baule che viene spacciato come contenente le spoglie mortali di "Mussolini Benito"- racconta in prima persona le rocambolesche vicende del corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 alla sepoltura nel cimitero di S.Cassiano di Predappio nel ‘57. Alle avventure post-mortem del cadavere eccellente si intrecciano brani di testi letterarii del Ventennio (Marinetti, Gadda, Malaparte…), luoghi comuni sul fascismo, materiali tra i più disparati provenienti da siti web neofascisti, nel tentativo di tracciare Il percorso di Mussolini nell’immaginario degli italiani, dagli anni del consenso a quelli della nostalgia.
drammaturgia, regia, interpretazione di Daniele Timpano
collaborazione artistica Valentina Cannizzaro e Gabriele Linari
foto di scena di Valerio Cruciani
progetto grafico di Alessandra Dinnella
una produzione di amnesiA vivacE
in collaborazione con Rialto Santambrogio, Consorzio Ubusettete
un ringraziamento particolare a Sara Dicorato
Il testo di dux in scatola è pubblicato in Italia da
Coniglio Editore di Roma (
www.coniglioeditore.it)
Per informazioni e prenotazioni:
Teatro i tel. 02 83 23 156 -
promozione@teatroi.org -
www.teatroi.orgamnesiA vivacE Cell. + 39 338 76 74 196 -
profondodispari@inwind.it CONSORZIO UBUSETTETE
consorzio.ubusettete@gmail.com
Qualche commento critico su Dux in scatola:
"L’attore-autore va nel senso opposto al cosiddetto teatro di narrazione […] va avanti per salti […] Dice io identificandosi con la salma, e basta questo a creare un’accelerazione di non sensi, un gioco di impossibili rispecchiamenti, una stratificazione di assurdità e una decisa e esplicita vocazione al gioco più infantile. Riporta, quindi, gli accadimenti in prima persona, ma poi introduce ricordi personali […] , e lì ci indica che sta parlando di un io-io e non di quell’io di cui stavamo seguendo le traversie. Insomma, anziché riempire la scena e comporre un linguaggio, Timpano gira intorno al nulla, e questo rende conto non soltanto di un suo atteggiamento di mobilità intellettuale, frastagliato e dinamico, che non cerca punti fissi, nuclei narrativi, profondità di segno, ma anche di una sua straordinaria capacità scenica, che è quella di riempire il vuoto con il vuoto, di segnalare l’assenza attraverso l’assenza."
Antonio Audino – Il Sole 24 ore
"Una bella sorpresa Dux in scatola, con il quale Daniele Timpano abbandona ogni sorta di retorica antifascista per entrare nel corpo morto di Mussolinibenito e farne materia narrativa cruente, senza lasciare nello spettatore il dubbio della condanna dura e senza appello. Longilineo, il voto emaciato, Timpano crea subito una stridente ed efficace dissonanza, funzionale allo smembramento del "mitico" faccione e della sua prestanza fisica, per arrivare alo smontaggio dei triti valori del fascismo non solo italico. Solo in scena, con a fianco un baule, il 30enne attore romano si costruisce una gestualita’ stilizzata per raccontare, in prima persone e in un clima surreale, le vicende di quel corpo, da piazzale Loreto al cimitero di Predappio. Meta ancora oggi di pellegrinaggio di fascisti e post fascisti che popolano l’Italia."
Mariateresa Surianello – Il Manifesto
"Decisamente "pericoloso" dux in scatola […] Giovane artista in continua crescita, Timpano porta in scena un "racconto" destrutturato e spiazzante […] Ha suscitato sdegno e preoccupazione, ma lo spettacolo, che pure ha toni comici e cabarettistici non indifferenti, è una sottile operazione che denuncia amaramente l'assurdità del fascismo italiano, che provoca come una doccia gelata, sbattendo in faccia allo spettatore le contraddizioni di un Paese che non si è mai liberato veramente dell'ideologia violentemente imposta da Mussolini. Opera surreale, di grande vigore, dux in scatola merita attenzione."
Andrea Porcheddu - Del teatro.it
"Il lavoro del trentenne Daniele Timpano, solo in scena con la bara-baule che dovrebbe contenere i resti del Duce, ha le carte in regola per disorientare. E convincere. […] è teatro di narrazione ma sembra fare il verso parodico, anche nel fraseggio scandito al metronomo, alla voga (e alla maniera) degli affabulatori. E’ teatro di memoria civile, tratta un periodo storico cruciale e un personaggio come Mussolini visto negli ultimi giorni di vita e quelli successivi alla sua morte, ma lo fa da angolazioni particolari, tra farsa e tragedia. Con le divagazioni di un bizzarro storico-conferenziere, tra Petrolini e Woody Allen. Un mix originale di humor ebraico e dinoccolato cinismo romano."
Nico Garrone – La Repubblica
“Ironico, scanzonato, ammiccante, riflessivo, ma anche come svagato, distratto, annegato in strani pensieri: molto bravo Daniele Timpano, rigoroso nei tempi, nella scansione narrativa, un testo fitto giocato su diversi piani, informazioni storiche ed elementi grotteschi [...] un raccontare fluente ma anche asciutto, scandito [...] uno spettacolo complesso, intelligente, che scivola leggero: con molti “Bravo!” al termine.”
Valeria Ottolenghi – La Gazzetta di Parma
"All’opera si riconosce la maturità di un percorso drammaturgico estremamente curato nella gestione dei tempi comici, come nei dettagli dei pochissimi elementi della scena. […] La sua performance è dimostrazione di come ogni elemento che si scelga di portare in scena (corpo, quintatura, oggetti, abiti, luci) sia e debba essere essenziale e quindi curato ai limiti del perfezionismo. Ciò si riflette anche nella scelta raffinata del materiale drammaturgico. Il risultato è un lavoro che dura 50 minuti (ne sono previsti 70 per gennaio), ma da l’impressione di durarne al massimo 30. Attualmente non riconosco test migliore per il teatro italiano."
Gian Maria Tosatti – Amnesiavivace.it
" […] Daniele Timpano dalla lingua biforcuta […] si esibisce in un funambolico sdoppiamento accanto a un baule stinto. […] con calcolo e leggerezza spietati, si veste del duce e del paradosso, sfida le accuse di ambiguità ideologica e le rovescia in platea puntando il dito a un dilemma etico che sembra ridicolo, ma suona familiare. ‘No, non ridete… questa connivenza tra scena e platea è una vergogna. (…) Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista. Ogni italiano dovrebbe gettare la maschera e dichiararsi francamente fascista. Cioè vale a dire reazionario, papalino, paternale, aristocratico, retorico, destrofilo e sessista’."
Valentina Bertolino - Hystrio
“È difficile credere che quel trentenne magrolino e spiritato, cravatta rossa su giacca e riccioli neri, sia Benito Mussolini. O meglio, la proiezione in carne e ossa della cara salma che riposa ai suoi piedi rinchiusa in un baule. Ma è anche questa stridente dissonanza a catturare l' attenzione del pubblico in «Dux in scatola» […] un racconto spiazzante, volutamente ambiguo tanto da sembrare un’apologia del fascismo, sfuggente a qualsiasi presa di posizione ideologica e proprio per questo provocatorio, ma anche onesto, nel desiderio di riappropriarsi di una materia, il Ventennio e la Resistenza, che non è più neppure memoria dei suoi genitori. […] lo fa in modo politicamente scorretto, con puntuti eco dadaisti, usando la prima persona in un’identificazione improbabile con l’oggetto della narrazione e mescolando riferimenti storici e testi letterari […], momenti cabarettistici e ricordi personali.”
Claudia Cannella – Corriere della Sera
"Avventure post-mortem, raccontate in modo un po’ surreale da un giovane attore-autore, da tenere d’occhio dopo questa prova interessante. Momenti di cabaret e di comicità scandiscono un testo che apparentemente può sembrare un’apologia del fascismo. Niente di più sbagliato, perché quello che si legge tra le righe è esattamente il contrario. Daniele utilizza, infatti, brani di Martinetti, Gadda, Malaparte, materiali tratti dai siti web neofascisti, luoghi comuni per dire che anche l’Italia del 2006 non è poi così democratica… e non solo per colpa di Berlusconi. ‘Siamo circondati da secoli di cultura reazionaria, papalina, paternale, aristocratica, retorica, destrofila e sessista…’ recita Timpano. E poi perché ci sono ancora così tanti giovani attratti dal mito del duce? La risposta è nello spettacolo. Da vedere."
Francesca De Sanctis – L’Unità
"Daniele Timpano è uno dei migliori attori giovani in circolazione. […] Non è un fabulatore. Non fa teatro di memoria o di dedica, come potrebbe apparire. Pratica il teatro di parola, con risvolti irreali e surreali. Nel paradosso rivela brandelli di verità: non sociologica o ideologica, ma estroversa, disinibita, barbarica. Dux in scatola non è uno spettacolo fondato sull’interpretazione del personaggio storico, il quale sta nel baule accanto all’interprete. Mette in atto una sorta di identificazione posticcia che si risolve nell’incarnazione della forza criminale del fascismo. […] L’artista assume in sé il male. Parte dal presupposto che risieda nel suo corpo e nella sua anima, non in quella degli altri. […] scavare nei propri errori e orrori è un atto di coraggio e di disvelamento che implica il premio di una drammaturgia nuova nel metodo e nella sostanza, perciò credibile: capace di parlare alla mente e al cuore degli spettatori. […] Timpano […] non commette l’errore di sentirsi così buono e saggio da pretendere di insegnare a noi come dobbiamo essere e come dobbiamo vivere. E, forse per questo, alcuni sono saltati sulla sedia. Se all’applicazione di questa metodica di lavoro si aggiunge che Timpano […] procede nella scrittura drammaturgica con aria vagamente assente, dinoccolata, funzionalmente poco impegnata, con accelerazioni e ritmi apparentemente alogici, condannando sì l’oggetto della sua atte